Mountaineering

Dolomiti

Poche montagne sono così uniche e belle — e così trasformate dal turismo di lusso.

Le Dolomiti, tra le province di Trento, Bolzano e Belluno, nelle Alpi nord-orientali.

Ho frequentato le Dolomiti in lungo e in largo per anni, e in questo tempo le ho viste anche cambiare. Si estendono dalla provincia di Trento, attraverso la provincia di Bolzano in Trentino-Alto Adige, fino alla provincia di Belluno in Veneto, per arrivare fino al Friuli Venezia Giulia, e in ogni punto sono simili eppure diverse. In alcune valli si parla l’italiano, in molte si parla tedesco, e poi ci sono le valli ladine, una realtà linguistica e culturale a sé stante. Sono montagne di una bellezza disarmante. Ne ho viste tante, ma poche uniche come le Dolomiti.

Sono anche valli estremamente sfruttate dal punto di vista sciistico rispetto ad altre zone delle Alpi, ma grazie all’orografia delle Dolomiti, gli impianti sono stati realizzati in maniera molto più compatibile con il territorio. A parte Plan de Corones o l’Alpe di Siusi, gli impianti sono di solito molto distanti l’uno dall’altro e si amalgamano bene con il territorio, senza quelle brutture che si osservano ad esempio in alcune località della Valle d’Aosta, dove un’intera montagna risulta completamente ricoperta di impianti.

Sono anche montagne estremamente “pettinate”. Già tanti anni fa, quando ho iniziato a frequentarle, la parola che mi veniva in mente era perfezione: prati immacolati, accoglienza turistica eccezionale, organizzazione fenomenale. Negli anni, però, ho visto quella stessa organizzazione prendere una deriva verso un turismo di lusso, ed è proprio questo che mi ha un po’ allontanato da quei luoghi. Quelli che una volta erano rifugi alpini si sono trasformati in ristoranti d’alta quota. Di conseguenza, anche i prezzi si sono adeguati a una clientela facoltosa, rendendo spesso quei luoghi poco accessibili. Questo, se da un lato risponde a una domanda soprattutto di turisti internazionali, dall’altro finisce per snaturare un po’ l’essenza della montagna. E per chi in montagna cerca la montagna, trovare magari un ristorante che serve ostriche a duemila metri fa storcere un po’ il naso.

Purtroppo il mio lavoro mi permette di andare in vacanza solo nei periodi di massima affluenza. Sogno il giorno in cui potrò tornare fuori stagione e apprezzare quelle valli senza soffrire il fenomeno del sovraffollamento turistico.

Una forte vocazione turistica ha anche i suoi vantaggi, soprattutto se si viaggia con bambini. Poter promettere loro che all’arrivo al rifugio troveranno un parco giochi è certamente più motivante della sola prospettiva di un piatto di polenta con lo spezzatino. Ovunque si vada in Alto Adige, i servizi per l’infanzia sono di qualità eccellente, cosa che in montagne meno turistiche è molto più difficile da trovare.

Anche dal punto di vista turistico, non tutte le valli sono uguali. Se le valli ladine, pur bellissime, sono state sfruttate turisticamente fino all’eccesso, altre valli, come ad esempio la Val di Funes, l’Alta Pusteria o la Val di Tires, conservano ancora un fascino più rustico, che trovo particolarmente attraente.

La mappa dei luoghi

  1. 1 Val Gardena
  2. 2 Alpe di Siusi

Fotografie

1 Val Gardena

Sassolungo, Cinque Dita e Sassopiatto dal Passo Sella.
Sassolungo, Cinque Dita e Sassopiatto dal Passo Sella.

Venendo da Sud lungo l’autostrada del Brennero, la Val Gardena è una delle valli ladine più comode. È una valle stretta da un lato dal gruppo delle Odle, dall’altro dal gruppo del Sassolungo e dall’altopiano dell’Alpe di Siusi. Lungo la strada che risale dalla Valle Isarco verso il Passo Sella, si apre un paesaggio fin troppo perfetto, tra centri abitati e piste che hanno fatto la storia dello sci. Ricettività ai massimi livelli, impianti di risalita tanto moderni quanto costosi, e montagne da vedere almeno una volta nella vita. Per il mio gusto, più un posto per una settimana bianca di lusso che per una vacanza dedicata al trekking.

2 Alpe di Siusi

Alpe di Siusi, vista sullo Sciliar.
Alpe di Siusi, vista sullo Sciliar.

L’Alpe di Siusi è un posto che suscita emozioni contrastanti. Il paesaggio è incantevole, con lo Sciliar da un lato e il gruppo del Sassolungo dall’altro: un grande altipiano fatto di saliscendi, prati e pascoli, ma anche di numerosi impianti da sci. È un luogo fortemente antropizzato che, a un primo sguardo, restituisce l’immagine di un’attrazione turistica, per quanto di una bellezza straordinaria. Passandoci un po’ di tempo, però, si scopre che è anche un posto vivo, abitato da persone che sfruttano davvero la valle, per esempio per l’agricoltura. Durante la fine dell’estate, ad agosto per esempio, un via vai di trattori porta il fieno nei fienili, restituendo una sensazione di autenticità che va oltre la superficie turistica.