Mountaineering

Ossola

La valle in cui mi sono innamorato della montagna.

La provincia del Verbano-Cusio-Ossola (VCO), all’estremità settentrionale del Piemonte, al confine con la Svizzera.

L’Ossola è la valle in cui mi sono innamorato della montagna. Sono cresciuto nel Piemonte settentrionale, e l’Ossola era la meta delle gite domenicali, quel posto che tutti, lì attorno, conoscevano bene ma che, appena ci si allontanava un po’, spariva dalle mappe mentali della gente. Ancora oggi, a Milano, non così distante, in pochi sanno che esiste, e chi ne ha sentito parlare spesso non ci ha mai messo piede.

È una valle che ha pagato il prezzo dello spopolamento. Le zone più accessibili, come l’Alpe Devero, le cascate del Toce in Val Formazza, o la Val Vigezzo con le sue seconde case, si riempiono nel weekend di piemontesi e lombardi in cerca di un picnic o di aria di montagna. Ma basta allontanarsi di poco dal parcheggio per ritrovarsi in una solitudine assoluta: nei giorni feriali, e a volte anche nei weekend, capita di camminare un’intera giornata senza incrociare anima viva.

Non sono montagne altissime, per lo più tra i tremila e i tremilacinquecento metri — a parte il Monte Rosa, che con i suoi 4.634 metri chiude la Valle Anzasca — ma spesso ripide e severe. Un tempo erano abitate dalla popolazione walser, molto meno nota dei ladini delle Dolomiti ma con una storia altrettanto ricca, di cui restano tracce negli alpeggi, purtroppo quasi tutti ormai diroccati.

È anche una valle marginale dal punto di vista sciistico, con pochi impianti, spesso vecchi e spartani. Ma è proprio per questo il paradiso di chi ama la montagna vera. I rifugi non offrono comfort, ma camerate condivise e bagni in comune, un’ospitalità calda, autentica, lontanissima dal lusso di altre località alpine più blasonate.

Nonostante sia una valle poco conosciuta, l’Ossola vanta una concentrazione di rifugi fuori scala rispetto alla sua estensione, e altrettanto sorprendente è la densità di aree protette: il Parco Nazionale della Val Grande, la più vasta area selvaggia d’Italia, il Parco Naturale dell’Alpe Veglia e dell’Alpe Devero, e il Parco Naturale dell’Alta Valle Antrona. Tre parchi in una manciata di chilometri, a proteggere una natura che altrove è ormai un ricordo.

Se l’alta montagna ha sperimentato lo spopolamento, il fondovalle è rimasto a suo modo popolato e vivo, con una discreta economia locale, favorita anche dal fatto che l’Ossola si trova lungo la strada che porta al Passo del Sempione, da sempre una via di passaggio strategica verso la Svizzera. Passando in auto non si possono non notare le numerose cave, soprattutto di granito, tra cui il serizzo, la pietra tipica di queste valli. Pochi sanno poi che la celebre colla vinilica prende il nome da Villadossola, la cittadina prima di Domodossola, sede storica dell’azienda che la produce, e che il celebre aperitivo analcolico “biondo” prende il nome da Crodo, un paese della Valle Antigorio. Il fondovalle ha anche una sua tradizione enologica, con il Prunent, la declinazione locale del Nebbiolo, e un’ultima menzione va al Bettelmatt, un formaggio grasso a pasta semicotta, rarissimo e pregiatissimo, prodotto in pochissimi alpeggi d’alta quota.

La mappa dei luoghi

  1. 1 Alpe Devero Est
  2. 2 Riale in Val Formazza
  3. 3 Salecchio in Valle Antigorio
  4. 4 Alpe Devero Ovest, Val Buscagna
  5. 5 Valle Anzasca, Macugnaga
  6. 6 Val Grande
  7. 7 Val Bognanco
  8. 8 Valle Antrona
  9. 9 Valle Antigorio, Foppiano
  10. 10 Val Formazza, Vallone del Vannino

Fotografie

1 Alpe Devero Est

Alpe Devero. I pascoli e i laghi di Sangiatto.
Alpe Devero. I pascoli e i laghi di Sangiatto.

Risalendo verso nord l’Ossola, arrivati a Baceno, un bivio impone una scelta: proseguire lungo la Val Formazza oppure svoltare a sinistra e risalire verso l’Alpe Devero a 1600 metri di quota, un vasto pianoro glaciale costellato da piccole frazioni, manciate di baite per lo più ristrutturate. Nel weekend è molto frequentato, ma ci vuole poco a lasciare indietro la folla. Sul versante Est, 400/500 metri più in alto, un lungo altipiano si estende per chilometri in un susseguirsi di laghi e pascoli.

2 Riale in Val Formazza

In cima al Piemonte, dove si incunea nella Svizzera, si trova Riale, ameno villaggio walser sopra le cascate del Toce. Da Riale partono due itinerari. Costeggiare il lago artificiale di Morasco e poi salire ai rifugi alti (Città di Busto, 3A, Somma Lombardo, Claudio e Bruno), oppure risalire la Val Toggia, verso l’omonimo lago, il rifugio Maria Luisa ed il bellissimo altopiano che porta ai laghi del Boden. I due itinerari possono essere collegati con un lungo giro ad anello che passa per la Svizzera.

Val Formazza. L’altopiano dei laghi del Boden. Vista verso il lago Castel.
Val Formazza. L’altopiano dei laghi del Boden. Vista verso il lago Castel.
Val Formazza. Il lago Morasco dal sentiero per Bettelmatt.
Val Formazza. Il lago Morasco dal sentiero per Bettelmatt.

3 Salecchio in Valle Antigorio

La Valle Antigorio, il tratto di Ossola che risale da Crodo verso Premia, è sormontata da un altopiano a strapiombo, sul quale sorge una borgata walser chiamata Salecchio, divisa in Inferiore e Superiore. In realtà, lungo il percorso le borgate sono tante, una più bella dell’altra, formate da baite, in parte ristrutturate, in parte abbandonate, ma in tempi relativamente recenti, tanto da far ancora percepire la traccia di chi ci ha abitato.

Valle Antigorio. Colori d’autunno, verso Salecchio.
Valle Antigorio. Colori d’autunno, verso Salecchio.
Valle Antigorio. Salecchio Superiore, sul ciglio dell’abisso.
Valle Antigorio. Salecchio Superiore, sul ciglio dell’abisso.

4 Alpe Devero Ovest, Val Buscagna

Sul lato ovest dell’Alpe Devero, a circa duemila metri, si apre un’altra valle lunghissima: la Val Buscagna, che risale con pendenza dolce fino al passo di Valtendra. Il sentiero che vi conduce, in direzione del monte Cazzola, passa per un laghetto delizioso, il lago Nero, popolato di girini e tritoni. Una volta sbucati nella valle, lo spettacolo è incredibile: un ruscello la attraversa placido, le guglie si stagliano sulla sinistra orografica, e il passo resta lontanissimo, in fondo alla valle. D’inverno lo spettacolo è ancora maggiore, ma attenzione al sentiero che si sceglie: quello più sotto al versante è a rischio valanghe.

Val Buscagna d’inverno
Val Buscagna d’inverno
Val Buscagna d’estate
Val Buscagna d’estate

5 Valle Anzasca, Macugnaga

Non so perché, ma Macugnaga mi è sempre sembrata un posto a parte rispetto al resto dell’Ossola, eppure ne fa parte a tutti gli effetti. Quando si pensa al Monte Rosa, raramente viene in mente la Valle Anzasca, eppure è un luogo davvero pregevole, incastonato com’è tra la parete est del Monte Rosa e il Monte Moro. D’inverno offre un discreto comprensorio sciistico per la zona, seppure con impianti decisamente datati rispetto a quelli della Valle d’Aosta. Ma è d’estate che questa valle dà il massimo. Le passeggiate sotto l’imponente parete est appagano davvero l’occhio. Il ghiacciaio del Belvedere, sopra il quale in larga parte si riesce ancora a camminare, offre, finché non si sarà completamente sciolto, uno spettacolo incredibile. Il punto di ristoro principale della zona è il rifugio Zamboni-Zappa, tappa obbligata prima della salita al delizioso Lago delle Locce. Ma la Valle Anzasca è molto di più. È una valle piuttosto lunga, fatta di molti centri, e la stessa Macugnaga non è un unico paese, ma un agglomerato di diverse frazioni che si susseguono una dopo l’altra nella parte più alta della valle, e da ognuna delle quali è possibile prendere innumerevoli percorsi escursionistici di pregio.

Macugnaga, Vallone delle Locce
Macugnaga, Vallone delle Locce
Macugnaga, Lago delle Locce
Macugnaga, Lago delle Locce

6 Val Grande

La Val Grande è un mondo a sé. Parco Nazionale dal 1992, ha per motto “l’area wilderness più estesa delle Alpi”. Si potrebbe pensare quindi a un mondo selvaggio, del tutto privo dell’impronta dell’uomo. E invece selvaggio è selvaggio, ma la presenza umana c’è, eccome: alpeggi non più caricati da decenni, piccoli centri come Pogallo, abbandonati da oltre cinquant’anni eppure ancora sorprendentemente intatti, mulattiere impossibili, terrazzamenti. Ciò che colpisce, qui, è come la vita umana sia riuscita a insediarsi nonostante una conformazione del territorio davvero impervia, e come la natura stia progressivamente riconquistando gli spazi che l’uomo ha abbandonato definitivamente oltre cinquant’anni fa. La Val Grande si estende tra le montagne sopra Verbania a sud, la Val Vigezzo a nord e la Valle Cannobina a est. Ai suoi confini, pochi centri abitati, raggiungibili con strade che definire tortuose è dire poco. Nel suo cuore, nessun centro abitato: solo testimonianze di un tempo che fu, boschi fittissimi, torrenti impetuosi, montagne ripide ma non troppo alte, dalle cui cime si godono panorami che spaziano dalla pianura Padana e dai laghi del Verbano e del Varesotto fino alle Alpi Ossolane. È un posto assolutamente da visitare, meglio se con una guida: perdersi, qui, è molto facile.

Val Grande, le eroiche mulattiere
Val Grande, le eroiche mulattiere
Val Grande, rio Pogallo
Val Grande, rio Pogallo
Val Grande, lago Maggiore dal sentiero Cappella Fina - Piancavallone
Val Grande, lago Maggiore dal sentiero Cappella Fina - Piancavallone

7 Val Bognanco

La Val Bognanco è una valle che si stacca sulla destra orografica all’altezza di Domodossola. La strada sale tra ripidi tornanti fino a Bognanco, il capoluogo, un comune termale abbastanza sconosciuto a chi non è abitué della zona. I sentieri partono sostanzialmente da due località: la frazione San Bernardo, a milleseicento metri, e Pizzanco, un piccolo borgo molto più in basso, dall’altro versante della valle. San Bernardo è più frequentata: c’è un comodo parcheggio, un rifugio, un altro poco più in alto. Le passeggiate tipiche sono ai laghi del Paione, tre laghetti naturali posti su tre balconi di roccia, uno sopra l’altro, separati da ripide falesie. Oppure la passeggiata verso il Passo di Monscera, che separa la valle dalla Svizzera, e offre un meraviglioso panorama sulle montagne elvetiche. Sotto il Passo di Monscera, una grande conca ospita il rifugio Gattascosa, un’istituzione da queste parti e uno dei pochi rifugi a rimanere aperti anche d’inverno, raggiungibile con una bella passeggiata con le ciaspole.

Val Bognanco, la torbiera di Gattascosa/Ragozza innevata
Val Bognanco, la torbiera di Gattascosa/Ragozza innevata
Val Bognanco, il primo dei laghi del Paione
Val Bognanco, il primo dei laghi del Paione

8 Valle Antrona

La Valle Antrona è una delle mie preferite dell’Ossola. Gran parte del suo versante destro rientra nel Parco Naturale dell’Alta Valle Antrona, un’area protetta che si estende dai cinquecento metri del fondovalle fino ai tremilaseicentocinquantasei del Pizzo Andolla, e la valle nel suo complesso ha davvero moltissimo da offrire, comprese non poche curiosità. C’è ad esempio lo specchio di Viganella, installato a circa millecento metri di quota per riflettere la luce del sole sulla piazza del borgo, che altrimenti restava in ombra per lunghi mesi invernali. O la diga del Cingino, famosa per gli assembramenti quasi certi di stambecchi, arrampicati in modo impossibile sul grande muraglione, intenti a leccarne le pareti e i sali minerali che ne trasudano. È anche una valle che ha fatto la storia dell’idroelettrico italiano: un percorso molto famoso collega infatti i vari bacini della valle. E poi c’è il Lago di Antrona, facilmente raggiungibile e per questo, d’estate, affollatissimo, con una passeggiata molto carina che per un tratto corre dietro una cascata. Infine c’è l’Andolla, una montagna stupenda, ai cui piedi sorge un omonimo rifugio molto carino. Il rifugio Andolla si raggiunge da Cheggio, una deliziosa borgata dalla quale partono anche i sentieri che permettono di scavallare verso la Val Bognanco tramite il Passo del Fornalino.

Valle Antrona, Piana Ronchelli
Valle Antrona, Piana Ronchelli
Valle Antrona, Lago dei Cavalli
Valle Antrona, Lago dei Cavalli
Valle Antrona, Lago di Antrona dall’Alpe Forcola
Valle Antrona, Lago di Antrona dall’Alpe Forcola

9 Valle Antigorio, Foppiano

La Valle Antigorio è caratterizzata da ripide pareti che stringono il fondovalle. Sopra Crodo, a milleduecento metri di quota, sorge una piccola località, Foppiano, caratterizzata da un pugno di baite ristrutturate e uno storico albergo. Foppiano è il punto di partenza per numerosi sentieri, sia sul versante della Val Divedro che su quello della Valle Antigorio. Sul crinale che separa le due valli sorge l’Alpe Genuina, un alpeggio ormai abbandonato dal quale si gode un panorama incommensurabile.

Foppiano, Alpe Genuina
Foppiano, Alpe Genuina
Foppiano, Val Divedro dall’Alpe Genuina
Foppiano, Val Divedro dall’Alpe Genuina

10 Val Formazza, Vallone del Vannino

Lungo la strada per le cascate del Toce si incontra Valdo, frazione di Formazza, da cui parte la ripida e vetusta seggiovia che permette di superare con comodità i primi quattrocento metri di dislivello verso il vallone. In alternativa, una noiosa gippabile da Canza, qualche chilometro più avanti, porta più o meno allo stesso punto. Dalla stazione di arrivo, ancora un po’ di ripida salita permette di uscire dal fitto bosco e sbucare in un mondo diverso. È una zona ampiamente sfruttata dal punto di vista idroelettrico: il sentiero, infatti, è gippabile, al servizio dei guardiani delle dighe, e non è dei più emozionanti. Quello che emoziona davvero è il paesaggio circostante, grandioso. Osservare i rocciatori alle prese con le ripide falesie che definiscono il vallone è un altro piacevole diversivo. In cima al vallone sorge il rifugio Margaroli, cinto da una corona di montagne tra cui spicca l’Arbola. Dal rifugio le possibilità di escursione sono innumerevoli, per tutti i gusti e in tutte le direzioni, anche verso l’adiacente zona di Riale, collegata da passi mitici come il Nefelgiù. Anche stazionare nella zona del rifugio regala soddisfazioni, ricca com’è di laghi, artificiali e non.

Vallone del Vannino, l’ampio sentiero in dolce salita
Vallone del Vannino, l’ampio sentiero in dolce salita
Vallone del Vannino, cinto da alte falesie
Vallone del Vannino, cinto da alte falesie