La Norvegia era il nostro modo di tornare a viaggiare dopo gli anni di clausura della pandemia e dopo vacanze più tranquille con le bambine piccole. All’epoca le nostre figlie avevano cinque e nove anni, e come battesimo del loro primo viaggio con la V maiuscola, abbiamo preferito rimanere in Europa, ma senza rinunciare a un po’ della nostra amata natura selvaggia. Dopo mesi passati a immaginare fiordi e altopiani, siamo partiti sapendo che il meteo sarebbe stato un’incognita, e che la pioggia, da queste parti, è quasi una certezza più che un rischio.
L’itinerario
- 1 Bergen
- 2 Aurland
- 3 Otternes Bygdetun
- 4 Flåm
- 5 Gudvangen
- 6 Kjelfossen
- 7 Aurlandsfjellet (Snøvegen)
- 8 Olden
- 9 Briksdalsbreen
- 10 Kjenndalsbreen
- 11 Loen
- 12 Breng Seter / Lovatnet
- 13 Geiranger
- 14 Trollstigen
- 15 Bispevatnet
- 16 Dovrefjell (safari ai buoi muschiati)
- 17 Grimsdalen
- 18 Jotunheimen (est)
- 19 Gjende
- 20 Glitreberget (Hotel California)
- 21 Geilo
- 22 Vøringsfossen
- 23 Eidfjord
- 24 Granvin
- 25 Bergen (Fløyen, Bryggen)
- 26 Oslo
Giorno per giorno
Giorno 1 — L’arrivo e la tempesta
Siamo atterrati a Bergen in tarda mattinata, e la città ci ha accolto con un cielo già basso e grigio. Abbiamo ritirato l’auto in aeroporto e siamo ripartiti quasi subito: nessuna sosta in città, quella sarebbe arrivata solo a fine viaggio. La direzione era nord est, verso Aurland, lungo la E16.
Eravamo già per strada quando il cellulare ha emesso un suono mai sentito prima. Non era una suoneria che riconoscevamo, e non l’avevamo impostata noi: era un messaggio di allerta governativa, in norvegese, che ha preso possesso del telefono e per qualche istante non ci ha permesso di fare nient’altro. Con l’aiuto di un secondo cellulare siamo riusciti a tradurlo, e abbiamo scoperto di trovarci nel bel mezzo di un’allerta meteo. Lungo la strada per Aurland le notifiche si sono ripetute più volte, e la preoccupazione cresceva insieme alla pioggia, sempre più fitta.
Siamo arrivati a destinazione nel tardo pomeriggio. Tra la pioggia, l’allerta e le nuvole basse che coprivano le montagne, non ci è venuta voglia di uscire a visitare nulla, nonostante in Norvegia, ad agosto, faccia buio solo ben oltre le dieci di sera. Siamo rimasti al chiuso e guardando il telegiornale abbiamo scoperto di essere capitati nel bel mezzo di una delle tempeste di pioggia più intense mai registrate in Norvegia.
Siamo andati a dormire un po’ preoccupati: il nostro bungalow sorgeva proprio sotto una montagna ripida, e ci siamo addormentati con un pensiero non detto, che potesse succedere qualcosa anche a noi.
Giorno 2 — Otternes, Flåm, Gudvangen e Kjelfossen
Ci siamo svegliati sotto un cielo grigio e pioggia ancora battente. Non ci siamo fatti scoraggiare e siamo partiti comunque per la visita dei dintorni.
Come prima tappa siamo andati a Otternes Bygdetun, un borgo di case in tronchi, interessante come villaggio storico, anche se desolatamente vuoto.
Successivamente ci siamo spostati verso Flåm sperando di poter prendere la Flåmsbana, la celebre ferrovia di montagna che collega Flåm a Myrdal, ma purtroppo l’abbiamo trovata chiusa, come gran parte delle ferrovie norvegesi a causa delle condizioni meteorologiche. Ci siamo dovuti accontentare di un giro tra il museo e i negozi di souvenir.
Nel pomeriggio ci siamo spostati verso Gudvangen, dove sorge la ricostruzione di un villaggio vichingo che volevamo far vedere alle nostre figlie per intrattenerle un po’. Il villaggio non è poi questo granché, però è quanto basta per far divertire delle bambine di cinque e nove anni.
Abbiamo chiuso la giornata alle cascate di Kjelfossen, spettacolari, ancor di più con il flusso d’acqua ingrossato dalla pioggia incessante degli ultimi giorni.
La sera siamo tornati a dormire nella stessa struttura del giorno precedente.
Giorno 3 — La strada della neve e la via per Olden
La giornata si è aperta ancora sotto un cielo grigio, ma fortunatamente non pioveva. Ci siamo messi in moto verso nord.
Abbiamo preso l’Aurlandsfjellet, anche detta Snøvegen, la strada della neve, e ci siamo arrampicati tornante dopo tornante fino alla sommità. Un posto veramente spettacolare, fatto di laghetti e nevai ancora presenti nel mese di agosto.
Purtroppo, poco dopo la sommità, abbiamo trovato un cartello con l’indicazione che la strada era chiusa poco più a valle, e quindi ci è toccato tornare indietro, ripercorrere in discesa tutta la strada fatta fino a quel momento per prendere il noioso tunnel che porta verso nord.
Con pazienza, innervositi per il tempo perso e per il fatto che il blocco stradale non fosse segnalato già all’imbocco della strada panoramica, abbiamo raggiunto Fodnes per attraversare il Sognefjord in traghetto e proseguire alla volta di Olden, allo sbocco dell’Oldedalen, la valle che risale al ghiacciaio Briksdalsbreen, nel parco nazionale Jostedalsbreen, che prende il nome dalla più grande calotta glaciale dell’Europa continentale, le cui lingue fino a qualche decennio fa scendevano quasi fino a fondovalle. Il riscaldamento globale si vede anche qui, e purtroppo il fronte del ghiacciaio è molto arretrato. Siamo arrivati nel tardo pomeriggio, con il meteo nuovamente peggiorato.
Giorno 4 — Tvinnefossen e il ghiacciaio Briksdalsbreen
La mattina il cielo era ancora grigio, ma non pioveva. Ne abbiamo approfittato per fare una passeggiata alla cascata Tvinnefossen, o meglio dietro alla cascata: la particolarità di questo sito è quella di poter camminare in una cavità dietro il flusso d’acqua. Carino, e carino anche il sentiero per arrivarci, con belle case colorate sopra al fiordo.
Quindi siamo tornati a Olden per visitare il Briksdalsbreen con la cascata Kleivafossen e il laghetto glaciale. Il tempo ha retto e siamo riusciti a fare la nostra visita quasi all’asciutto. Impressionante vedere quanto il ghiacciaio si fosse ritirato rispetto alle immagini della nostra guida.
Giorno 5 — Kjenndalsbreen, Lovatnet e il Geirangerfjord
Finalmente il sole. È incredibile come dopo un po’ di giorni di pioggia basti un po’ di sole per farti alzare col buon umore.
Abbiamo fatto velocemente i bagagli e ci siamo messi in moto per andare a visitare il Kjenndalsbreen, un’altra lingua glaciale dello Jostedalsbreen. Il ghiacciaio con dietro il cielo azzurro è tutt’altra cosa da fotografare.
Lasciato il ghiacciaio, abbiamo fatto due passi a Loen, la cittadina allo sbocco della valle. Visto il bel tempo, ci siamo spinti fino a Breng Seter, un piccolo agglomerato di case in legno con il tetto in erba, direttamente sopra il Lovatnet, il bellissimo lago turchese alimentato dal ghiacciaio.
Nel pomeriggio abbiamo ripreso l’auto in direzione nord, alla volta di Hellesylt, dove ci aspettava il traghetto per Geiranger e la nostra piccola crociera sul famoso Geirangerfjord.
Avevamo tante attese per questo passaggio lungo il fiordo. E non si può dire che non sia bello, eppure, in una certa misura, sembrerà assurdo, ci ha ricordato alcuni tratti del lago di Como: acqua blu, pareti ripide. Le cascate e le fattorie aggrappate alla roccia sono però una particolarità unica del fiordo.
L’arrivo a Geiranger è stato abbastanza spiazzante, con il nostro traghetto, neanche tanto piccolo, comunque minuto rispetto alle gigantesche navi da crociera ormeggiate sul fondo del fiordo.
La giornata era stata molto soddisfacente. Abbiamo deciso di concluderla sfruttando la piscina riscaldata dell’hotel, all’aperto, con vista fiordo e vista cascate, anche se, purtroppo, nel mentre il cielo si era nuovamente chiuso e la pioggia cominciava a cadere.
Giorno 6 — Ørnesvingen, la Trollstigen e il Bispevatnet
Fortunatamente la pioggia della sera prima era stata solo temporanea. Anche il risveglio a Geiranger è stato baciato da un cielo azzurro.
Abbiamo fatto due passi nel paese, che in realtà, essendo molto piccolo, si visita in fretta, non facendoci mancare la famosa cioccolateria. Poi ci siamo messi immediatamente in moto verso nord, risalendo la ripida montagna dietro Geiranger, facendo una prima tappa all’Ørnesvingen, da cui un belvedere permette di ammirare tutto il Geirangerfjord dall’alto.
Il piatto forte della giornata era la Trollstigen, la famosa strada a tornanti, una delle strade più famose di tutta la Norvegia, a cui si accede da sud risalendo la Valldalen. Il paesaggio è davvero spettacolare e vale la pena arrampicarsi fin quassù, soprattutto se, come è capitato a noi, dopo tanti giorni di pioggia c’è finalmente un po’ di sole. Durante la salita, campi di ometti preannunciano l’arrivo verso il punto più alto. Sulla sommità, ampi belvedere attrezzati con passerelle in ferro permettono di ammirare la Scala dei Troll in tutta la sua estensione, con tutta la valle che poi si allunga fino ad Åndalsnes.
Prima di avventurarci nei tornanti in discesa, visto il bel tempo, ne abbiamo approfittato per fare un piccolo hiking verso il Bispevatnet, un bellissimo lago glaciale, a circa un’oretta di cammino dalla sommità della Trollstigen.
Giunti ad Åndalsnes, abbiamo piegato verso sud-est per raggiungere il Dovrefjell, un bellissimo altopiano dal gusto prettamente nordico, tra conifere nella parte più bassa e campi di licheni man mano che l’altitudine sale.
Siamo arrivati a Dombås, dove avevamo preso un bungalow per due notti, giusto in tempo per prenotare l’escursione, il safari ai buoi muschiati, per il giorno dopo.
Giorno 7 — Il safari ai buoi muschiati nel Dovrefjell
Il piano della giornata era interamente dedicato alla ricerca dei buoi muschiati, questi animali nordici che vivono in pochissime zone in Europa, e una di queste è il Dovrefjell. Non si tratta in realtà di bovini, ma di caprini, comunque di grandi dimensioni, caratterizzati da una folta pelliccia che li protegge dal freddo dei mesi invernali.
Abbiamo incontrato la nostra guida in paese, sotto un cielo grigio e nuvole basse, e con lui abbiamo preso la navetta verso il rifugio nel parco, da cui partono le escursioni. Già dal piccolo bus abbiamo avvistato i primi esemplari: in una certa misura ci ritenevamo già soddisfatti.
Giunti al rifugio, si sono uniti a noi altri escursionisti, e siamo partiti per il safari a piedi. Il parco si presenta come un’enorme distesa abbastanza pianeggiante, coperta di licheni e ricchissima d’acqua. I sentieri a volte sono stradine sterrate, a volte sono deboli tracce tra la vegetazione.
Quando abbiamo visto i primi esemplari, senza avere tra di noi il vetro del bus a proteggerci, l’emozione è stata davvero grande. Con circospezione ci siamo avvicinati fin dove possibile per non infastidirli.
Abbiamo girovagato per ore e ore, percorrendo più di quindici chilometri, e abbiamo avuto pure la fortuna di vedere, seppur a grande distanza, la nostra prima renna.
L’escursione in sé non è né pericolosa né richiede particolari abilità. Tuttavia non è per tutti, per via delle distanze. Noi comunque l’abbiamo percorsa con una bambina di cinque anni, per quanto già molto allenata sui sentieri di montagna, essendo noi appassionati di hiking. Nonostante il cielo grigio e la pioggerellina fitta, è stata forse l’emozione più grande dell’intero viaggio.
Terminata l’escursione, uno sprazzo di sereno sembrava aprirsi, e prima di tornare nel nostro bungalow ne abbiamo approfittato per fare un’altra passeggiata verso il Belvedere Snøhetta, un bellissimo punto panoramico da cui si ammira l’immenso altopiano con la montagna Snøhetta sullo sfondo.
Giorno 8 — La Grimsdalen e la via per lo Jotunheimen
In questa giornata era previsto lo spostamento verso lo Jotunheimen.
Ci siamo svegliati col sole, pur sapendo che non sarebbe durato a lungo. Quindi, lungo la strada, ne abbiamo approfittato per fare un’escursione nella Grimsdalen, una bellissima valle tra i licheni.
L’obiettivo era raggiungere lo storico rifugio Grimsdalshytta. Abbiamo camminato a lungo, ma ci siamo dovuti arrendere sulle rive di un torrente, poiché l’unico ponte che permetteva di attraversarlo era crollato a causa della piena. Il flusso d’acqua era ancora troppo forte per poter pensare di guadarlo in sicurezza. Peccato, eravamo a un passo dalla meta, col binocolo riuscivamo a vedere chiaramente il rifugio, che però, da quanto abbiamo capito, era chiuso.
Un po’ amareggiati siamo tornati sui nostri passi, con le nuvole che man mano cominciavano ad addensarsi in cielo.
Abbiamo ripreso la strada verso sud, verso lo Jotunheimen orientale, e abbiamo raggiunto la nostra sistemazione nel tardo pomeriggio, uno stupendo allevamento di husky che mette a disposizione degli ospiti modernissimi bungalow molto accoglienti e permette ai bambini di giocare con i cuccioli dei cani. Intanto il meteo si era completamente guastato.
Giorno 9 — Nebbia, renne e alci nello Jotunheimen
La nostra visita allo Jotunheimen è stata completamente rovinata dal maltempo. In particolare la mattina, la pioggia era così fitta da non permettere neanche di pensare a fare un’escursione sul ghiacciaio.
Ci siamo messi a vagabondare in auto, dirigendoci verso il lago Gjende e l’altopiano Valdresflye, lungo una strada che sarebbe dovuta essere panoramica se non fosse stato per le nuvole e la nebbia bassa.
Alla fine, annoiati e scoraggiati, ci siamo infilati in un ristorante nel bel mezzo del niente, aperto chissà perché, visto che era completamente vuoto, eppure bellissimo, e tanto buono quanto caro, come ogni altra cosa in Norvegia.
Dopo aver pranzato con calma, tanto non avevamo niente da fare, ci siamo rimessi in auto demoralizzati. E quando meno ce l’aspettavamo, ecco la sorpresa. Prima un punto marrone a distanza nella nebbia, e poi avvicinandosi la meraviglia: un gruppo nutrito di renne che attraversa la strada proprio davanti a noi.
Ecco che una giornata pessima in un momento si trasforma in una giornata splendida. Siamo rimasti ad ammirare gli animali finché sono scomparsi dalla nostra vista, per poi rimetterci in auto.
E le sorprese della giornata non erano finite. Avevamo letto che nei dintorni del nostro lodge c’era una zona dove era facile avvistare le alci. Così, dopo essere tornati in camera e aver cenato, siamo usciti con la nostra auto per fare un safari a caccia di alci, sfruttando le ultime ore di luce, nonostante il cielo grigio e un po’ di nebbia.
Non eravamo molto ottimisti, e invece abbiamo avuto la fortuna di avvistare vari esemplari. Purtroppo le condizioni di luce non erano assolutamente adatte per poterle immortalare, e ci siamo dovuti accontentare di vederle con i nostri occhi.
Per una giornata partita così male, il finale era stato decisamente sorprendente.
Giorno 10 — L’Hotel California sul Glitreberget
Il piano di oggi prevedeva di iniziare a chiudere il loop, direzione sud-ovest, per tornare verso Bergen, costeggiando l’Hardangervidda, e trascorrendo la notte a Geilo, una famosa località sciistica norvegese.
Contro ogni aspettativa, lungo la strada, un altro fortunato incontro con un branco di renne ad intrattenerci.
Il percorso si è rivelato più lungo del previsto, ma siamo riusciti comunque a concederci un bel trekking all’Hotel California, un bivacco in cima al Glitreberget, da cui si gode una vista a trecentosessanta gradi sull’Hardangervidda, sull’Hallingskarvet e sulla Numedal.
Siamo partiti con il sole, e arrivati in cima appena in tempo, ci ha colto un acquazzone incredibile. Per fortuna ci siamo potuti riparare nel bivacco.
La pioggia è durata poco, il sole è tornato in fretta, regalandoci anche un bellissimo arcobaleno, e facendoci arrivare al nostro albergo abbastanza asciutti.
Giorno 11 — Hardangervidda, Vøringsfossen e l’Hardangerfjord
Siamo partiti di buon’ora e di buon umore, forti delle previsioni del tempo che davano sole. Abbiamo attraversato tutto l’Hardangervidda, lungo un paesaggio severo, brullo, nonostante sia estremamente ricco d’acqua, fino ad arrivare alla Vøringsfossen, una grandiosa cascata che dall’altopiano si getta nel fiume più in basso. La zona è attrezzata con passerelle panoramiche che permettono di ammirare questa meraviglia della natura da ogni angolatura.
Dopo aver completato l’intero percorso panoramico, ci siamo rimessi in auto in direzione di Eidfjord. Abbiamo fatto due passi in paese, e poi ci siamo subito diretti verso Kjeåsen, la fattoria sospesa, dalla quale si ammira dall’alto l’Hardangerfjord.
La meta della giornata era Granvin, sul fiordo. Lungo la strada abbiamo attraversato la famosa zona dei frutteti della Norvegia, lungo l’Hardangerfjord. Una zona che, grazie al microclima mite creato dal fiordo, permette una coltivazione impensabile a queste latitudini, e nella quale viene prodotta una grande quantità della frutta norvegese.
Siamo rimasti affascinati dalla presenza di numerosi chioschi di frutta fresca, nei quali ci si può servire in autonomia, senza alcun controllo, pagando online.
Siamo arrivati a Granvin all’ora di cena. Granvin non ha nessuna particolarità, ma, complice anche la luce fino a ben oltre le 22 di sera, è stato capace di infonderci una tranquillità assoluta.
Giorno 12 — Di nuovo a Bergen
Con la giornata di oggi abbiamo chiuso l’anello e siamo tornati a Bergen, che al nostro arrivo avevamo completamente saltato. Ironia della sorte, in una delle città più piovose del mondo abbiamo trovato il bel tempo. Ne abbiamo approfittato per salire sul monte Fløyen e fare una passeggiata intorno al laghetto Skomakerdiket. Da lassù si gode una bella vista sull’arcipelago.
La città, però, dà il suo meglio passeggiando nelle sue vie, in particolare nella famosissima zona di Bryggen e del mercato del pesce, con le sue bancarelle e i suoi ristoranti.
Era venerdì, e siamo capitati in una giornata veramente frizzante. Il molo brulicava di ragazzi del posto che festeggiavano, una specie di rito di fine estate: era il giorno di Hallaien, il grande concerto che a Bergen dà il via ufficiale all’anno accademico, e migliaia di studenti riempivano le strade. Alcuni vestiti in modo bizzarro, molti parecchio su di giri.
Noi non siamo amanti delle città e dei posti affollati, ma questo posto, se passi in Norvegia, è veramente irrinunciabile.
Giorno 13 — Bryggen all’alba e il treno per Oslo
Ci siamo alzati di buon’ora, felici di trovare ancora il sole, per andare a fare un giro a Bryggen con la luce del primo mattino, e soprattutto senza tutta la folla della sera prima, e scattare un po’ di foto. Perdersi nelle viuzze di questo quartiere ha davvero un suo perché.
Più tardi nella mattinata dovevamo spostarci a prendere il treno in stazione, diretti a Oslo, e ne abbiamo approfittato per andarci a piedi, facendo una passeggiata lungo le vie del centro, altrettanto piacevole quanto Bryggen.
La tratta Bergen-Oslo è recensita in molte guide come una delle più belle tratte ferroviarie del mondo. Noi francamente siamo rimasti un po’ delusi. Il percorso per molti tratti è all’interno di gallerie, e i tratti aperti non sono sufficienti a vincere la noia di un viaggio comunque di quasi sette ore. Alla fine ci è sembrato di perdere una giornata.
Siamo arrivati a Oslo all’ora di cena, giusto il tempo di fare una passeggiata nelle vie del centro, senza troppa voglia di visitare la città. Per quel poco che abbiamo potuto vedere, Oslo è la capitale cosmopolita che ci aspettavamo, e per suggellare questo tratto, siamo andati a mangiare in una specie di multilocale pieno di stand di cucina etnica.
Giorno 14 — Il rientro
Con un po’ di malinconia, ma anche con tanta voglia di ritrovare un po’ dell’estate a cui siamo abituati in Italia, era arrivato il giorno del rientro. Non avevamo molto tempo, giusto quanto bastava per fare altri due passi in centro fino alla stazione dove prendere il treno per l’aeroporto e salutare definitivamente questa piovosa vacanza.
Quando abbiamo visto i primi esemplari, senza avere tra di noi il vetro del bus a proteggerci, l’emozione è stata davvero grande.
La natura della Norvegia è sicuramente prorompente. Per molti tratti del nostro viaggio abbiamo avuto la sensazione di essere in un posto di alta montagna, anche se eravamo in riva al mare o poco più in alto. È chiaro che a persone di città tutta questa natura possa lasciare sbalorditi. Devo ammettere che a noi, frequentatori abituali delle Alpi, invece non ha lasciato a bocca aperta, almeno non sempre, come ci aspettavamo prima di partire. La Norvegia è un paese molto esteso, sicuramente dovremo tornare per visitarne la parte nord, più artica, ma dovremo lasciar passare un po’ di anni e dimenticarci di tutta la pioggia ricevuta.